G e o r g e t t e

Categoria: Conformismo

Perché ci si conforma? | parte 2

“Voglio che troviate la vostra camminata adesso, il vostro modo di correre e passeggiare, in ogni direzione, comunque vogliate, che sia fiero o che sia sciocco, sta a voi. Non dovete dare spettacolo, lo fate per voi stessi.” da L’attimo fuggente

Otto persone sono sottoposte a una prova: stabilire quale linea, tra le tre presentate in una scheda, è di lunghezza pari a una linea campione disegnata in un’altra scheda. La prova si ripete per 18 volte con linee diverse e si esprime un partecipante alla volta. Delle otto persone però, sette sono complici di chi conduce l’esperimento e solo uno è l’ignaro soggetto sperimentale ed è il sesto a dare il proprio giudizio riguardo le linee. Le prime due volte tutto procede come previsto, ma alla terza prova (e per altre 12 volte) i cinque complici che precedono il soggetto sperimentale danno risposte uguali, ma palesemente errate. Egli si trova di fronte al fatto che la maggior parte del gruppo dà risposte sbagliate, ma concordi!

Questo è un famoso esperimento sul conformismo (Asch, 1956), che venne condotto più volte con altri soggetti. Risultato: il 75% di loro si conformò almeno in una delle prove alle risposte palesemente errate dei compagni. Il 25% che mantenne la propria opinione ammise di aver provato un profondo disagio. Questa forma di conformismo si chiama “influenza normativa“.

Esistono numerose ricerche che dimostrano che siamo attratti da coloro che hanno atteggiamenti simili ai nostri (Byrne, 1971), o più esattamente che respingiamo quelli che hanno atteggiamenti diversi. Dunque la conclusione viene da sé, più assomigliamo agli altri, più è facile che essi ci valutino positivamente. Così noi, che siamo geneticamente programmati a formarci un’identità sociale positiva e stimabile, la quale dipende da come crediamo che gli altri ci valutino, cerchiamo di assomigliare agli altri. Il fattore chiave della nostra adesione alle tendenze, questa spinta al conformismo, è l’aspettativa del consenso: quando assumiamo certi comportamenti “di moda”, evitiamo la possibilità del ridicolo sociale perché sappiamo che gli altri approveranno tutto ciò che facciamo, altrimenti criticherebbero negativamente loro stessi.
Essere considerati “out” significa psicologicamente non far parte di un gruppo ed essere “outgroup”. Quando non ci conformiamo infatti, è perché non vogliamo integrarci con coloro che riteniamo essere portatori di certe caratteristiche per noi non auspicabili. L’anticonformismo in definitiva non è un atto eroico di ribellione e di intrepido rifiuto di idee, usi e comportamenti convenzionali. E’ la semplice conseguenza di non essere parte di un certo gruppo, di considerare se stessi appartenenti a un gruppo diverso. Se una ballerina dell’accademia di balletto classico non abbraccerà la nuova tendenza della prossima primavera che ripropone top mini, pattern geometrici e pantaloni a zampa di elefante con frange alla “disco inferno”, è perché si riconosce come persona di rigore, classe e naturalità, quindi il sandalo a piattaforma non le appartiene e lei non vuole appartenergli, altrimenti non sarà più conforme a coloro da cui vuole essere ben valutata.

Perché ci si conforma? | parte 1

“La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all’imitazione”

Carl Gustav Jung

Con il termine conformismo in psicologia sociale si intende la tendenza ad approvare l’opinione di un’altra persona o di un gruppo di persone e, di conseguenza, ad agire in modo diverso da quanto avremmo fatto da soli.

In passato il conformismo è stato considerato un fenomeno irrazionale. Gli esponenti della psicologia delle masse erano convinti che esso nascesse dalla perdita del senso critico delle persone e della loro individualità. Oggi non si pensa più che l’individuo che subisce influenza sociale sia acritico. Comunemente il conformismo viene condannato, in realtà esiste un diffuso conformismo quotidiano dagli esiti positivi. La vita sociale sarebbe insostenibile se le persone non convergessero nei pensieri e nei comportamenti.

Ciò che facciamo quando scegliamo come presentarci esteriormente, non è diverso da ciò che facciamo quando, ad esempio, esprimiamo un qualunque giudizio: ci appoggiamo alla maggioranza.

Questo è il primo processo che ci permette di valutare l’ adeguatezza delle nostre credenze, idee, opinioni e si chiama influenza sociale informativa, proprio perché cerchiamo nella maggioranza delle informazioni guida. Ci conformiamo agli altri perché non siamo sicuri su cosa fare.

Immaginiamo di essere ad una cena di gala e di non conoscere le regole dell’etichetta da seguire; osserveremo gli altri e ci conformeremo a loro. Infatti la conformità aumenta in situazioni nuove, ambigue e quando non si è sicuri, specie se pensiamo di avere a che fare con altri ben informati. Perciò, anche per verificare se la nuova giacca è veramente bella come la valutiamo, usiamo come strumento di misurazione il grado d’accordo della maggioranza. Anche per esprimere giudizi su questioni sociali e politiche che non abbiamo ben chiare cerchiamo di capire cosa ne pensa la maggioranza e veniamo influenzati di più se per noi quell’argomento è rilevante.

La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza. (Lev Tolstoy)

E’ possibile confermare sperimentalmente questa ipotesi tramite l’esperimento di Sherif: i soggetti che si trovavano in una stanza completamente buia dovevano fornire un giudizio altamente soggettivo sull’ampiezza del movimento di un puntino luminoso, che in realtà stava fermo, ma che per loro si muoveva a causa di un effetto ottico (effetto autocinetico). Di fronte a questa incertezza, i giudizi dei soggetti mostrarono una tendenza a convergere rapidamente. Gli individui, nel caso si presentino loro situazioni ambigue arrivano a considerare come giusta la definizione di una situazione data dagli altri.
Inoltre, tutto ciò che è non convenzionale, come un capo, un abbinamento, un orientamento sessuale, uno stile di vita, un’arte o un qualsiasi comportamento che agli occhi (o alla mente) delle persone è discutibile, sicuramente non è proprio della maggioranza, perciò o non viene approvato o viene considerato alternativo, anticonformista, deviante. Se un individuo invece ha abbastanza sicurezze e informazioni consolidate per formarsi un giudizio su elemento, non vi è conformismo.

Più vi informate, più siete liberi dall’influenza degli altri.