Perché ci si conforma? | parte 1

di martavischi

“La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all’imitazione”

Carl Gustav Jung

Con il termine conformismo in psicologia sociale si intende la tendenza ad approvare l’opinione di un’altra persona o di un gruppo di persone e, di conseguenza, ad agire in modo diverso da quanto avremmo fatto da soli.

In passato il conformismo è stato considerato un fenomeno irrazionale. Gli esponenti della psicologia delle masse erano convinti che esso nascesse dalla perdita del senso critico delle persone e della loro individualità. Oggi non si pensa più che l’individuo che subisce influenza sociale sia acritico. Comunemente il conformismo viene condannato, in realtà esiste un diffuso conformismo quotidiano dagli esiti positivi. La vita sociale sarebbe insostenibile se le persone non convergessero nei pensieri e nei comportamenti.

Ciò che facciamo quando scegliamo come presentarci esteriormente, non è diverso da ciò che facciamo quando, ad esempio, esprimiamo un qualunque giudizio: ci appoggiamo alla maggioranza.

Questo è il primo processo che ci permette di valutare l’ adeguatezza delle nostre credenze, idee, opinioni e si chiama influenza sociale informativa, proprio perché cerchiamo nella maggioranza delle informazioni guida. Ci conformiamo agli altri perché non siamo sicuri su cosa fare.

Immaginiamo di essere ad una cena di gala e di non conoscere le regole dell’etichetta da seguire; osserveremo gli altri e ci conformeremo a loro. Infatti la conformità aumenta in situazioni nuove, ambigue e quando non si è sicuri, specie se pensiamo di avere a che fare con altri ben informati. Perciò, anche per verificare se la nuova giacca è veramente bella come la valutiamo, usiamo come strumento di misurazione il grado d’accordo della maggioranza. Anche per esprimere giudizi su questioni sociali e politiche che non abbiamo ben chiare cerchiamo di capire cosa ne pensa la maggioranza e veniamo influenzati di più se per noi quell’argomento è rilevante.

La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza. (Lev Tolstoy)

E’ possibile confermare sperimentalmente questa ipotesi tramite l’esperimento di Sherif: i soggetti che si trovavano in una stanza completamente buia dovevano fornire un giudizio altamente soggettivo sull’ampiezza del movimento di un puntino luminoso, che in realtà stava fermo, ma che per loro si muoveva a causa di un effetto ottico (effetto autocinetico). Di fronte a questa incertezza, i giudizi dei soggetti mostrarono una tendenza a convergere rapidamente. Gli individui, nel caso si presentino loro situazioni ambigue arrivano a considerare come giusta la definizione di una situazione data dagli altri.
Inoltre, tutto ciò che è non convenzionale, come un capo, un abbinamento, un orientamento sessuale, uno stile di vita, un’arte o un qualsiasi comportamento che agli occhi (o alla mente) delle persone è discutibile, sicuramente non è proprio della maggioranza, perciò o non viene approvato o viene considerato alternativo, anticonformista, deviante. Se un individuo invece ha abbastanza sicurezze e informazioni consolidate per formarsi un giudizio su elemento, non vi è conformismo.

Più vi informate, più siete liberi dall’influenza degli altri.