Volumi e illusioni.

di martavischi

I vari vantaggi e le soddisfazioni che derivano dall’abbigliamento sono basate psicologicamente su un’illusione conosciuta dagli psicologi come “confluenza”.

In questo tipo di illusione la mente non distingue tra due cose che in altre circostanze sarebbero facilmente riconoscibili ed attribuisce ad A quello che in realtà appartiene a B così che A sembra subire un aumento.

E’ per questo che indossare abiti larghi fa sembrare più larga la figura: perché l’ingrandimento, in realtà dovuto agli abiti, viene inconsciamente attribuito al corpo che li indossa, dato che è la parte più interessante dell’insieme.
Così dei pantaloni a vita alta e a zampa di elefante in una figura piccola creano un effetto percettivo di estensione della gamba, ma anche del busto.

Ma perché allora si consigliano abiti ampi, tessuti morbidi e forme voluminose a chi vuole apparire più snello? Non si rischia di far apparire il tutto più grande?
No. Se la differenza tra l’abito e il corpo è troppo grande, il processo di “confluenza” crea l’effetto opposto di “contrasto”. Ecco perché un vestito che a causa della sua dimensione eccessiva e completamente sproporzionato al corpo di chi lo indossa può, per contrasto, rimpicciolire la figura. Adesso capite come mai (tra i vari motivi) le modelle che sfilano nelle passerelle con aspetto piuttosto sgradevole e scostante, sono molto esili? E’ il modo più immediato per mettere in evidenza, per l’effetto di contrasto, il capo d’abbigliamento: esso è apparentemente così troppo voluminoso che viene messo in primo piano rispetto alla modella, la quale può essere paragonata al quadrato piccolo all’interno del quadrato molto più grande.

La misura eccessiva di un vestito non è l’unico fattore che interferisce con l’effetto di confluenza. Per produrre quest’effetto, le varie parti dei vestiti devono fondersi mentalmente in un’unità. Un indumento che non è percepito come parte dell’insieme del corpo (come ad esempio un cappello grande che minaccia di cadere)  può in questo modo compromettere il processo di incorporazione. In tal caso l’effetto può essere simile a questo:

Inoltre, implicitamente ci appropriamo degli effetti del vento che muove una sciarpa, una gonna o i capelli come se fossero stati prodotti da noi e sentiamo in questo modo accrescere la nostra potenza fisica (Cullis). Vi è la possibilità che simili effetti di vento abbiano rivestito un ruolo di notevole importanza nello sviluppo di indumenti voluminosi e ondeggianti, che accrescerebbero il senso di “influenza spaziale”.
In altre parole gli abiti fluenti, morbidi e voluminosi enfatizzano e prolungano i gesti del corpo e di conseguenza lo stato d’animo. Ma se interferissero con i nostri movimenti (come nel caso in cui un cappotto o un vestito impedissero il libero movimento delle gambe e delle braccia)? Le nostre sensazioni di potenza e di estensione in quel caso diminuiscono piuttosto che aumentare.
E’ tuttavia difficile stabilire esattamente quali sono le condizioni che producono al massimo il senso di estensione poiché esse ovviamente variano con le abitudini e i gusti individuali.
Nella maggior parte dei casi come dice Flaccus: “Meno l’attenzione viene distratta da fattori irritanti sulla superficie di contatto, più perfetta sarà l’illusione di estensione”. Infatti i tessuti rigidi che producono sensazioni spiacevoli alla pelle, a fatica vengono incorporati nell’Io. (Psicologia dell’abbigliamento, Flugel)

“Spesso è nel volume dell’oggetto che si nasconde la seduzione.
Questo fazzolettino di batista non avrebbe destato l’interesse di nessuno se non fosse stato così esiguo.
Sarà sostituito domani da un fazzolettone di seta traboccante dal taschino,
anch’esso, in modo opposto, fa pensare esattamente alla stessa cosa:
all’estrema piccolezza del naso”. Bibesco